Il governo dei miracoli!

Bisogna rendere grazie! Si, rendiamo grazie al nostro governo.
Grazie, grazie, grazie.
Quanta magnanimità, che bontà, che umanità, quale meravigliosa cortesia.
Grazie Silvio per aver emanato, in concerto con qualla vecchia volpe di Giulione, il piano anticrisi.
Tutti i Tg ne parlano. E come non farlo: l'esecutivo da oggi in poi regalerà soldi a tutti!
Il paese è in crisi? Non circola più ricchezza? Il deficit ha toccato livelli paurosi?
Niente paura, il Cavalier anti-tasso, succhiando un pochina di IVA a Sky, regalerà denaro agli italiani e abbasserà mostruosamente gli interessi sui mutui (non tutti).
Ma sarà vero?
La risposta è no (ma ci eravate arrivati anche da soli).
Per fare un esempio, la soglia del 4% sui mutui a tasso non fisso stipulati prima del 31 ottobre 2008 è ancora tutta da vedere.
Non mi credete? Andate in una banca a chiedere spiegazioni. I direttori vi risponderanno che non hanno capito nulla e che i parametri di riferimento devono ancora essere comunicati. Ma è ovvio che il rimborso sul surplus del tasso che si deve accollare lo Stato non può essere garantito a tutti.
Quindi, quel rimborso verrà concesso solo per particolari categorie a rischio e per capienza di fondi (cioè fino ad esaurimento scorte per i soldi finalizzati a coprire la soglia).
Ma l'informazione cosa dice?
Tutti i tassi giù, soldi per tutti, chiunque sarà un Berlusconi (si spera di no, altrimenti ci dovrebbe toccare la galera).
Un piano anticrisi serio lo fanno le persone serie.
I delinquenti e i pagliacci fanno solo porcate che amano vendere come miracoli.
Ciò non toglie che però, sua santità Silvio con i suoi apostoli, i miracoli li abbia fatti veramente come tramutare soldi rubati in denaro legittimo del ladro o come non far andare in prigione Previti.
Informarsi significa non bere dal fiasco delle balle.
Informarsi è il primo passo per agire.

# Posté le mercredi 03 décembre 2008 11:05

Hanno paura...

Anzitutto mi scuso per non aver scritto molto ultimamente, ma di questi tempi ho veramente una montagna di impegni.
Volevo rispondere ad un commento rilasciato da Idina sull'articolo di Filippo Facci. Lo riporto:

"Noi italiani, non sappiamo fare che polemiche, fatti pochi" Questa frase me l'aveva detta un colto amico italiano, che lavirava e viveva da tempo in Svizzera. Condivido in pieno il suo pensiero. parliamo, ma non agiamo, scriviamo, ma poi ci nascondiamo dietro un blog, mai che ci uniamo per fare tutti insieme qualcosa di veramente concreto.
siamo italiani, siamo individualisti, egocentrici,critichiamo senza costruire nulla.......
Non ho mai visto milioni di ITALIANI, AD ESEMPIO, fare una manifestazione contro la mafia ,affiancati da preti e da cardinali!! mai visto milioni di ITALIANI SCIOPERARE per gli scandalosi stipendi dei nostri politici..
Facciamo inutili commenti, ma non siamo uniti in nulla!!! aiuto una famiglia bisognosa di Corsico, ho chiesto aiuto a tutti, anche ai pochi amici ricchi che ho, sai quale è stato il risultato......una risposta significativa di una ricca signora milanese" Grazie di avermi segnalato questo caso"......poi il nulla.......questo rappresenta l'italiano.
Non rompetemi le scatole.....io sono italiano! ciao caro illuso amico da idina con baci8

Premetto che non voglio nè criticare nè difendermi ma solamente spiegare e motivare il mio disaccordo su un commento per molti versi emblematico.
Certamente deve vigere la libertà di opinione.
Gli Italiani sono incapaci di giungere ai fatti, un popolo esperto nella polemica ma non nella concretezza.
Da un lato si può anche essere in accordo.
D'altro canto occorre chiedersi cosa si intendiamo per fatto.
Una polemica è un fatto.
Se la polemica è fine a se stessa rimane tale, inutile, comprende caratteri e accezioni negative, non si ripone al positivo.
Molti miei articoli (o tutti) sono polemici. Ma analizzando delle informazioni (fatti) si modula un articolo (fatto) che può sfociare in polemica (fatto) che apre spazi verso la discussione (fatti) e dalla discussione alle idee per le soluzioni (fatti) e dale idee ai fatti (fatti).
Ora, siamo tutti concordi che l'iter non è sempre questo, ma il fine della polemica è puntare l'attenzione verso problemi constatabili per discutere e risolverli.
Questo dovrebbe fare l'informazione.
Dunque il fatto che gli italiani discutano polemicamente è postivo, il problema è che non traducono il percorso.
Perchè questo avvenga occorre sapere di cosa si stia parlando, altrimenti è inutile provarci.
Faccio un esempio: la guerra in Iraq. Una balla colossale dove tutti hanno discusso polemicamente sulla deontologia della guerra, se fosse moralmente giusta o sbagliata. Pochissimi avevano le informazioni per capire che erano state sparate una montagna di cazzate e quello che si sta ancora oggi verificando è un atto di forza fuorilegge per costituzione.
Se l'informazione avesse constatato i fatti e li avesse polemizzati probabilmente i militari se ne sarebbero belli che tornati a casa. Se i giornalisti avessere avuto un briciolo di correttezza avrebbero spiegato che le motivazioni dell'attacco erano inventate e ingiuste.
Dall'informazione alla polemica, dalla polemica ai fatti.
In Italia è il sistema della conoscenza che non permette di far sfociare le polemiche in atti, perchè non è chiaro nulla. Tutto è distorto, venduto, manipolato.
Per spiegarmi meglio, Idina dice di non aver mai visto milioni di italiani manifestare contro gli stipendi dei politici. Il primo V-day, organizzato tramite i blog, ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone che hanno agito chiedendo un referendum che toccava le fondamenta della vita parlamentare (e aspetti forse più fondamentali dello stipendo).
I media non ne hanno parlato. Allora si capisce che richieste e manifestazioni legittime appaiano come situazioni transitorie, come colpi di testa passeggeri e facinorosi, non importanti.
Gli italiani sono cambiati, e lo sono anche e soprattutto grazie alla rete, dove l'informazione non è alla mercè del denaro.
La manifestazioni antigelmini sono state, forse, il primo caso in cui milioni di persone hanno protestato perchè si sono informati sui fatti (hanno letto le leggi, da li non si scappa) e hanno dato vita a un movimento che in un qualsiasi paese democratico avrebbe bloccato i lavori.
Invece, i giornali e telegiornali, hanno premuto su una maggioranza silenziosa tanto inesistente quanto ridicola.
Se io scrivo un articolo, nel mio piccolo è un fatto. Se uno lo legge è un fatto. Se quello che lo legge si incazza è un fatto. Se si incazza e lo racconta ad un altro è un fatto. Se questo si incazza a sua volta e lo spiega ad un amico è un fatto...
Fatti sui fatti, opinioni sui fatti, azioni sui fatti.
Qualcosa è cambiato.
Loro lo sanno e hanno paura. Non lo danno a vedere come i soldati che sanno di andare in guerra a morire sconfitti in partenza.
Ma hanno paura...



# Posté le dimanche 16 novembre 2008 12:42

Filippo Facci on the rocks!

Filippo Facci on the rocks!
Tutti parlano della nuova figuaraccia del nostro Premier. Ma insomma...
Ha solamente apostrofato Obama come "bello, giovane e abbronzato".
E tutti che ci montano sopra uno scandalo. Come si fa?
Oggi, uno dei più ferventi sostenitori di Berlusconi, nel suo ridicolo spazio di un minuto a Mattino 5, ha lamentato l'atteggiamento esagerato della stampa italiana.
Tale Filippo Facci, giornalista riprovevole, ha preso le distanze dal montare l'evento in realtà "scherzoso e non razzista".
Questo vessillo dell'informazione è lo stesso che nel 2003, in un'intervista a Sabelli Fioretti si definì "craxiano ad personam" e ammise di aver vissuto di espedienti durante il suo apprendistato giornalistico ("...scrivevo poca roba. Vivevo di espedienti. Rubavo. Mai mangiato così bene come in quel periodo. Perchè se rubi rubi caviale, mica carne in scatola).
Facci rivelò anche di essere stato "molto amico di Craxi. Con lui avevo un rapporto di amicizia assoluta".
Con la sua solita irriverenza, comincia rabbioso con lo spiegare che avrebbe voluto criticare il Cavaliere per le parole spese in Russia sulla crisi georgiana ("a me i russi hanno fatto vedere cose che dimostrano che c'è stata un'aggressione da parte della Georgia che ha provocato più di mille morti. E siccome sono persone per bene non credo che possano raccontare bugie")
Invece si vede costretto a dover discutere odiosamente delle battute di Berlusconi rivolte al neoeletto presidente satunitense.
Questo pseudoscandalo, secondo il Filippo dalle arcoriane filippiche, sarebbe fenomeno solo italiano, visto che nel mondo le parole del Primo ministro italiano hanno avuto risalto solamente in "qualche blog e nulla più". "Ma credete che scoppi uno scandalo internazionale?", domanda irritato.
Ora, tanto per non saper ne leggere ne scrivere, i pochi blog e giornaletti che hanno titolato (molti in prima pagina) sulla gaffe del Cavalier televisione sono:
Drudge Report; Herald tribune; De telegraaf; Heraldo; CNN; Daily news; ABC news; The evening sun; ATP; The Daily Mail; Mail; Bloomberg; Focus politik; Los Angeles Times; New York Times; La avanguardia; Le JBB; OBS; Telegraph; Herald sun; Leader post; National post; Swiss info; Berlingske; The Times;The Guardian; Chron; Boston Herald; The Observer; Wall street journal.
Non contando ovviamente la stampa italiana.
Ma si sa, Facci non ha un buon rapporto con i giornalisti.
Il Filippo che scrive per il Giornale (quello di Berlusconi), il Foglio (di Giuliano Ferrara) e Grazia (rivista autorevole) pone, successivamente, una questione rilevantissima: "ma pensate che Berlusconi sia davvero razzista?"
Ora spiegare al noto disgiornalista che il problema non è affatto il razzismo del Premier pare cosa impossibile, ma un tentativo vale la pena farlo lo stesso.
Le affermazioni di Silvio nazionale non sono state tanto riprese perchè parole spregievoli e offensive.
Certo, al Premier si può obbiettare la scarsissima accortezza dei toni usati tale per cui si sarebbe potuto fraintendere.
Ma, in realtà, nessun "imbecille" (o meglio la larghissima maggioranza), come lo stesso Cavaliere li definisce, ha voluto muovere una polemica sull'intenzione di marcare la diversità etnica di Obama in modo razziale.
Il problema che si pone l'opinione internazionale, fatta di quei quotidianucoli come il Times e l'Observer, è che Berlusconi sia una fabbrica di figuraccie.
In una democrazia come si deve le parole e gli attegiamenti contano.
In Italia il Presidente del Consiglio pare non trattenersi dall'impeto di sfoggiare cadute di stile paurose, che in un paese diverso gli avrebbero fatto certamente perdere consenso popolare.
Nella penisola non è così, perchè le sue gaffe, i suoi errori, i suoi comportamenti demenziali vengono sempre giustificati come battute o squallidi fraintendimenti.
Ma uno che guida il governo non deve andare in giro a raccontare barzellette e deve sapersi comportare anche e soprattutto nel rapporto con gli altri.
Il resto del mondo, a differenza di noi, ha la memoria lunga e ricorda che Silvio è dedito a situazioni imbarazzanti.
Un piccolo riepilogo dei suoi gioielli:
-Durante un incontro con l'amicone Putin, Silvio, in gita in una fabbrica, adescò in tutti i modi un'operaia davanti alle telecamere;
-Il Premier italiano riuscì in uno scandalo diplomatico con la Finlandia dopo aver detto al Primo ministro finlandese Tarja Halonen "per ottenere la presidenza del consiglio ho rispolverato tutte le mie arti da playboy (quali poi lo sa solo lui ndr) per utilizzare una serie di sollecitazioni amorose alla Presidente";
-Il Cavaliere si fece immortalare nella foto ufficiale dei paesi membri dell'Unione Europea facendo le corna ad un collega;
-Berlusconi diede del "Kapò" a Schulz e dei "turisti della democrazia" ai membri del consiglio europeo. Ripreso in seguito per le gravi dichiarazioni si giustificò affermando "In Italia è da anni che girano storielle sull'olocausto. Noi sappiamo anche ridere delle tragedie".
-Il Primo Ministro inoltre diede dell'eroe a Vittorio Mangano, un avviso ai naviganti ai manifestanti contro la riforma Gelmini, della "faccia da cazzo" a Luigi Roscia, della "stronza" ad Anna Galli, e del "coglione" ad un oppositore;
Queste sono solo le più eclatanti performances del nostro Presidente del Consiglio.
Quello che non capisce Facci è che ormai la stampa mondiale considera Berlusconi al pari di un pagliaccio e non riesce a comprendere come gli italiani ne siano così innamorati.
Forse la risposta risiederebbe proprio nella figura della nota firma di Grazia...
Il polemizzatore del Foglio e di Mattino 5 si è mai chiesto se in America fosse possibile sentire Bush, per esempio, apostrofare Berlusconi come "simpatico, bello e pure un pochino basso"?
Ma Filippo Facci, uomo tutto d'un pezzo, non placa le sue ire e chiude il suo minutino sentenziando:"quando vorrete criticare Berlusconi per qualcosa di serio allora chiamatemi!"
Su questo sono proprio daccordo con lui.
Vorrei criticare il Cavaliere per aver detto che un mafioso era un eroe, per il fatto che è presidente del consiglio ma gestisce in realtà l'informazione del paese, per i suoi rapporti con la P2, con Craxi, per i soldi che le sue aziende hanno ricevuto da dubbie provenienze.
Vorrei tanto domandare a Berlusconi quali sono stati i motivi che indussero Craxi a stampargli due leggi su misura, come mai sia sceso in politica nel 1992 proprio nel momento in cui Fininvest aveva un buco di 5000 miliardi di lire, come abbia rilevato Mondadori, quali erano i suoi rapporti con l'avvocato Mills.
Vorrei sollevare questioni riguardo i suoi rapporti con Dell'Utri, Previti e protagonisti della criminalità organizzata, sul lodo Alfano (copiatura del lodo Maccanico) e sul lodo Gasparri salva Rete4 (televisione abusiva), sulle condanne di falso in bilancio e finanziamento illecito a partiti che l'hanno riguardato.
Vorrei chiedere il motivo vero delle leggi ad personam sulla depenalizzazione del falso in bilancio, sulle rogatorie, la legge Cirami sul legittimo sospetto, la legge sul condono edilizio che ha permesso Villa La Certosa, sull'impunibilità delle alte cariche dello stato e via dicendo.
Purtroppo non esiste giornalista che si assuma la responsabilità di discutere col Supremo brianzolo di faccende così importanti. Quei pochi che lo vorrebbero fare sono relegati, come bestie, ai confini dei media.
Il problema delle dichiarazioni imbarazzanti di Berlusconi, caro Facci, è che nelle democrazie serie ci vogliono persone serie.
Nei paesi seri ci vogliono giornalisti seri.
Non è, ahime, proprio il suo caso...


# Posté le vendredi 07 novembre 2008 12:21

Missione di pace.

Amici miei, ormai è da qualche tempo che scrivo sulle pagine di questo blog per battermi contro la mediocrità e la vergogna della classe politica e giornalistica italiana.
Ma oggi voglio cambiare, voglio proporre un cambiamento in linea col "change" tanto invocato in questi ultimi due anni.
Devo ammetterlo: i nostri politici e giornalisti sono geniali.
Non posso non rimanere impressionato dall'arguzia e l'intelligenza di certe affermazioni che negli ultimi tempi si sono sentite sulla questione americana in concerto con quella irachena.
Dichiarazioni certamente sintomatiche della evidente raffinatezza, coerenza, correttezza delle menti superiori del nostro put pourrì mediatico e politico.
Non rimanete scandalizzati vi prego. Penso sinceramente quello che scrivo. E' straordinario come solo questi strani soggetti geneticamente modificati possano continuare a sostenere teorie astruse a cui solo loro ancora credono e pareri da codice penale (a cui sono peraltro abituati).
Un pochino quello che avviene per Dell'Utri con i suoi diari del Duce falsi.
Due nobili della diplomazia come Castelli e Cota (quello delle classi differenziali) hanno espresso opinioni positive nei confronti di McCain.
Il primo si esibisce in un "McCain è una garanzia per la difesa della civiltà sotto attacco dei musulmani", mentre il secondo si lancia imperterrito in un secco "John offre maggiore garanzia contro l'Islam".
Ora, che io sappia, nessuno è in guerra contro una religione.
Anzi, che io sappia, nessuno è proprio in guerra. Siamo in missione di pace per esportare la democrazia.
Questa bellissima iniziativa pacifica, stranamente condotta bombardando, massacrando e torturando, non vuole certo combattere i musulmani, ma si è proposta di eliminare il terrorismo (che poi questo si estirbi ammazzando gente innocente non conta poi molto).
Forse però, sono io che ho frainteso le parole dei due padanissimi politici. In realtà si riferivano alla personale battaglia della Serenissima Repubblica combattuta contro quei marocchini che devono "essere presi dalla barba e buttati fuori a calci nel culo", come tuonava Borghezio in un suo mirabile discorso. Non certo lossignori si rivolgevano alla missione di pace in Iraq. Si auguravano solamente che McCain potesse vincere perchè avrebbe optato, in linea con padane e prodigiose iniziative, per vietare agli extracomunitari di sedersi sulle panchine di Manhattan, per differenziare le classi nelle scuole e per istituire un comitato che spruzzasse disinfettante sui sedili dei treni di Harlem. Cioè McCain avrebbe garantito una continuità alla personale guerra leghista contro la religione islamica.
Perchè, sino a prova contraria, l'Italia non risulta combattere una religione.
La giornalista Maria Giovanna Maglie ostenta la convinzione che Obama sarebbe "uno che farebbe inconsciamente ritirare le truppe dall'Iraq".
Certo, che incoscienza smettere un conflitto che secondo uno studio della John Hopkins University of Baltimora ha prodotto qualcosa come 655000 vittime civili e più di 6000 soldati solamente di parte americana uccisi.
Che follia decidere di ritirarsi da una guerra illegittima che non ha portato a nulla se non miseria, distruzione e perdite economiche (bilanciate da grandi interessi dell'industria pesante, delle armi e dei carburanti).
E poi il genio incontrastato di Gasparri.
Il nostro politico, noto per problemi di alcolismo confermati dallo strano ingrossamento perenne della lingua, si gettava qualche giorno fa in un: "dovesse vincere Obama prenderei le distanze dalla Casa Bianca".
Ha fatto di più: ieri al Gr rai si è profuso oltre sentenziando: "Con Obama alla Casa Bianca forse Al Quaeda è più contenta".
Silvio, nel frattempo, annuncia entusiasta di voler dispensare consigli al neoeletto statunitense, anche se qualcuno continua a ripetergli che non è proprio il caso che sia lui a offrirli.
Stupendo!
Ora, tanto per precisare, la guerra in Iraq è partita per scongiurare un possibile attacco di Saddam con le sue armi di distruzione di massa. Ma i terribili arsenali non si trovarono mai.
Poi si decise di proseguire perchè il dittatore Iraqueno era un alleato di Al Quaeda. Ma in realtà fu lo stesso Hussein a combattere molto prima la cellula terroristica.
Allora si ratificò dicendo che i soldati avrebbero combattuto i terroristi. Ma in Iraq di terrorista non ce n'era neanche uno prima dello sbarco occidentale, ne arrivarono molti poi.
Poi si intervenne perchè il popolo lo voleva. Ma nessuno avrebbe voluto essere liberato con le bombe sulle proprie teste.
Poi dovevamo esportare la democrazia. Ma nessun iraqueno fu avvisato che assieme alla democrazia si sarebbe esportata anche un pò di tortura e un pelino di vittime.
Poi si avvertì che la guerra sarebbe servita per prevenire un probabile conflitto interno. Ma nessuno si ricordò che l'Iraq, in tutta la sua storia, non era mai stato teatro di uno scontro civile.
Poi si sottolineò che l'intervento era necessario perchè gli iraqueni erano un popolo pericoloso. Ma nessuno si rese conto che mai un cittadino iraqueno aveva ucciso un italiano o un americano.
Ma che cattivone questo Obama! Come si fa a voler smettere la partitina a Risiko contro quelle bestie terroriste islamiche?
Una domanda: a che pro questa insana guerra?
Vorrei tanto chiederlo a Castelli, a Cota, a Berlusconi, a Fassino, alla Maglie, a Ferrara, a Feltri...
Ma non posso. Mica loro sono giornalisti o politici...
Li hanno visti gironzolare nei boschetti di Arcore.
La guardia forestale teme che qualcuno li abbia allevati in cattività per poi sbarazzarsene perchè troppo pericolosi (probabilmente Craxi o Gelli).
Se li avvistate chiamate aiuto!




# Posté le jeudi 06 novembre 2008 12:24

Yes, we can!

L'America ha cambiato ed è cambiata!
"Yes, we can!" questo è stato il leit motiv statunitense da due anni a questa parte, un'espressione che ha colpito tutti, non solo i cittadini degli States.
Devo essere sincero, speravo proprio che vincesse Obama.
Non solo perchè lui, più di McCain, esprimeva l'idea di cambiare, di quel "change" che molto spesso saltava fuori dalla bocca dei candidati.
Ma anche e soprattutto perchè egli stesso, di per sè, è diverso e gli U.S.A., mi auguro, lo saranno con lui.
Obama ha fatto una campagna parlando alla gente con la stessa e non al di sopra.
E' diventato Presidente grazie agli aiuti di chi veramente e liberamente credeva nel suo programma e per questo non dovrà rendere conto a nessun'altro al di fuori dei cittadini.
Un personaggio che ha toccato i problemi su cui gli americani chiedevano uno sforzo come la sanità, la ricerca e soprattutto la guerra.
Un nuovo eletto giovane, affascinante, che parla chiaro e parla a tutti.
Spero che sarà quel grande presidente che il mondo intero crede.
Attenzione, però, a non additare a McCain colpe o giudizi su cui non si potrà mai sindacare.
Il repubblicano, ad onor del vero, è stato, come nella sua vita, un grande combattente.
Doveva essere il soggetto capace di ammortizzare la sconfitta e in realtà se l'è giocata sino alla fine.
Poteva essere anch'egli un grande primo cittadino, questo non lo sapremo mai.
Quello che possiamo dire, però, è che Obama rappresenta, soprattutto, la voglia di prendere le distanze da otto anni di amministrazione Bush.
Il candidato democratico è il simbolo e il rappresentante di coloro i quali hanno ripudiato un presidente capace di una guerra assurda e illegittima, di leggi controverse, di una politica economica fallimentare.
L'America ha voluto fortemente prendere le distanze da un George W. che cade spesso in bici, non sa pronunciare Afghanistan e armi nucleari, non riesce a indicare sulla cartina geografica il sito della guerra che sta combattendo, guarda attraverso il binocolo con i tappi, trascorre mesi di vacanze anche nei momenti critici.
Insomma, gli americani, dopo essere per anni stati presi in giro, hanno votato per un candidato opposto all'esperienza precedente.
Gli U.S.A. sono una grande democrazia.
McCain e Obama, sino a due anni fa erano perfettamente sconosciuti se non ai "tecnici".
Hanno dato vita ad una battaglia elettorale intensa e chiara, con un'informazione incalzante e precisa.
Si sono dimostrati persone serie. Per fare un esempio, McCain diede buca al Lettermahn show raccontando una balla. Il presentatore lo scoprì e lo "sputtanò" in diretta nel vero senso della parola. Dopo due giorni, il repubblicano si presentò allo show chiedendo scusa.
Cosa sarebbe successo in Italia? Un qualsiasi politico avrebbe intentato cause su cause per diffamazione, senza lealtà, senza serietà.
Nella nostra penisola non ricicliamo molto i rifiuti, ma con i politici ci riusciamo benissimo.
Siamo in preda da decenni agli Andreotti, ai Berlusconi, ai D'Alema, ai Cossiga.
Abbiamo giornalisti pietosi schiavi dell'impero mediatico di Silvio e amici.
Un premier disonesto più dedito alle barzellette e agli interessi personali che ai fatti che contano.
Un Primo ministro che una settimana fa andava a rinnovare l'amicizia con Bush e ieri dichiarava di sentirsi come Obama.
Una maggioranza piegata ai dictat del leader in miniatura.
Un'opposizione finta, eterea, incapace.
Un'economia conflittuale, sporca, svuotata.
In America hanno sposato il motto "yes, we can!".
Grazie alla nostra informazione piduista, in Italia vogliono promuovere lo slogan "No, you can't!".
Ma da buoni pluriottantenni o venduti quali sono non sanno che la democrazia in Italia c'è, ed è qui, in rete.
I blog come questo (questo è uno dei tanti), i siti di informazione indipendente,i giornalisti seri che scrivono sul web,i giovani che hanno voglia di cambiare, le varie iniziative e altro faranno in modo che la democrazia non possa morire mai.
Si, noi possiamo! E loro, prima o dopo, pagheranno...


# Posté le mercredi 05 novembre 2008 13:03